martedì 13 settembre 2011

Religione e nucleare: chi piange e chi avanza


E mentre la Francia s'interroga sulla pericolosità delle centrali nucleari dopo ilcaso Maecoule, l'Iran, lo stesso giorno, inaugura la sua prima centrale a Bushehr. I primi, schiacciati dal consumo ed economicamente saturi e gli altri, lanciati verso lo sviluppo, privi di lacci e lacciuoli dello Stato di diritto e ignari sull'effetto delle loro azioni. L'Occidente, oppresso da una religione secolarizzata, inefficace sull'etica e sulla morale e ormai subordinato al guadagno, guarda con fare attonito l'Oriente, che vede nella religione il suo Stato e la sua legge, fomenta gli animi così come un tempo l'Occidente faceva con la 'Terra Promessa', crede nel progresso per un futuro dove la religione potrà avere il potere di sconfiggere l'Occidente con la stessa arma con cui finora si è sentito subordinato: il progresso, quello vero, quello privo di strutture di controllo sovranazionali.

La religione è anche l'unico anello forte e indissolubile tra estremisti e moderati islamici. La differenza con noi occidentali sta nelle aspettative; è l'eterna lotta tra il materiale e lo spirituale, dove il primo vince in terra rammollendo l'animo, mentre il secondo stimola al sacrificio nell'attesa di una vita oltre quella terrena. 

Sono punti di vista diversi, ma tra Occidente e Oriente il primo ha raggiunto uno stato d'usura che lo rende vulnerabile.

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